European School Guide
Quaderni di scuola

Periodo: Firenze, autunno 19793 min di letturaPubblicato:

Autobus sbagliato, niente telefono e una cartina con due cerchi

Nel settembre 1979 due sorelle di nove e sette anni attraversarono da sole Firenze con due autobus per andare a scuola. Il secondo era il numero giusto nella direzione sbagliata.

Cartina immaginata con due cerchi.
Illustrazione

Nel settembre 1979 una famiglia americana arrivò a Firenze con due figlie, di nove e sette anni, e la teoria che i bambini possano cavarsela in qualsiasi situazione, purché l’abbiano provata prima.

La scuola, oggi International School of Florence, era a due autobus di distanza. Per una settimana la madre viaggiò con loro, indicando la fermata, il cambio, la seconda fermata. Poi le lasciò andare da sole.

In casa non c’era il telefono. La bambina di nove anni non parlava praticamente italiano. Il piano era che niente di tutto questo contasse, e per il primo autobus non contò.

Il secondo autobus era il numero giusto nella direzione sbagliata, cosa che a Firenze capita ancora oggi a persone adulte. La più grande se ne accorse quando l’Arno non comparve. L’autobus proseguì fino al capolinea e si fermò.

Quello che trovò nello zaino è il motivo per cui questa storia merita di essere raccontata. La madre, che non poteva telefonare né seguirle, ci aveva infilato una cartina della città con due cerchi disegnati sopra. Uno diceva casa. L’altro diceva scuola.

Non aveva potuto seguirle, così al posto suo aveva mandato una cartina.

La bambina di nove anni trovò il nome di una via, trovò la via sulla cartina e capì che entrambi i cerchi erano lontani, con il fiume in mezzo. Prese per mano la sorella e camminò. Attraversarono l’Arno a piedi. Arrivarono a casa, e lei scoppiò a piangere davanti alla porta.

Poi la madre fece la cosa che io non avrei mai saputo fare. Le abbracciò, diede loro qualcosa da mangiare, lasciò finire il pianto, rimise loro il cappotto e le riaccompagnò alla fermata. Quel giorno andarono a scuola. Arrivarono in ritardo, con una giustificazione.

Io ho mandato un figlio da solo sui mezzi pubblici una volta sola. Era il grande, dodici anni, su un unico tram a Bruxelles, quattro fermate, con un telefono, un telefono carico, un telefono di riserva carico e un’app che mi mostrava la sua posizione come un puntino blu. Ho seguito il puntino per tutte e quattro le fermate, in piedi in cucina, e quando si è fermato a un semaforo rosso mi sono messa il cappotto.

È arrivato. Ha scritto “arrivato”. Gli ho risposto undici volte.

Mio marito dice che la differenza tra me e una madre del 1979 a Firenze non è la tecnologia ma il sangue freddo. Non sono d’accordo. La differenza è la cartina. Lei si è fidata di due cerchi a matita.

Da allora ho fatto anche alla piccola una cartina con due cerchi, per le emergenze. Lei ne ha aggiunto un terzo. Dice “gelato”, ed è ad Anversa.

Su questa storia: scene e dialoghi sono immaginati o liberamente rielaborati. Le informazioni sulle scuole citate provengono da fonti pubblicate, a cui rimandano le nostre schede scuola.