Periodo: Le elementari negli anni Sessanta, ricordate sessant'anni dopo3 min di letturaPubblicato:
Due lati di una fetta, e la maestra non disse niente
In una pluriclasse sopra Barga, negli anni Sessanta, la maestra spalmava la crema al cioccolato sul pane. Una bambina di sei anni era arrivata con il pane sbagliato.

La scuola di Catagnana, sopra Barga, sulle colline toscane, era così nuova nel 1964 che ricevette l’insegna dopo gli alunni. Quando la montarono, una bambina di sei anni la lesse ad alta voce alla classe, con assoluta sicurezza: Scuola Elefante. Risero tutti, maestra compresa. Oggi lei ha più di sessant’anni e quella risata se la ricorda esattamente.
Era una pluriclasse: una maestra, diverse classi, un’unica aula. I grandi aiutavano i piccoli. D’inverno la maestra preparava il budino sulla stufa a legna e leggeva storie mentre si rapprendeva. Perdeva la pazienza solo per le pagine cancellate così forte da bucarsi, una politica che vorrei adottare anch’io e non posso, perché in casa nostra varrebbe per ogni pagina.
Poi arrivarono dei barattoli di crema al cioccolato, un regalo, e a casa andò l’istruzione: portate una fetta di pane, al resto pensa la maestra.
La nostra bambina di sei anni aveva un problema. La mamma non aveva saputo del cioccolato e l’aveva mandata a scuola con la solita fetta: pane fatto in casa, con olio e zucchero. Una fetta perfettamente buona. In qualsiasi altro giorno, ottima. Nel giorno del cioccolato, una fetta già occupata.
Allora la girò.
Una fetta di pane ha due lati, e lei aveva appena scoperto a cosa serviva il secondo. Porse il lato nudo. La maestra ci spalmò il cioccolato, guardò il lato di sotto, guardò la bambina e non disse niente. La bambina mangiò olio, zucchero e cioccolato tutti insieme, e nessuno ne parlò, né allora né dopo.
Io, in tutta la mia vita di madre, non sono mai riuscita a non dire niente. Quando la piccola si presentò a una festa di compleanno a Madrid con un regalo che aveva ancora il cartellino del prezzo, e il cartellino diceva 3,99 euro, e il regalo era chiaramente una tazza, dissi parecchie cose, sottovoce, nell’ingresso, che la piccola ripeté a voce alta in giardino alla mamma del festeggiato.
La maestra di Catagnana aveva notato anche il pane in sé. Chiese alla mamma della bambina se poteva comprarle una pagnotta quando faceva il pane. Si accordarono su duecento lire, che a una bambina di sei anni sembrarono una cifra enorme. Nei giorni di cottura, una pagnotta scendeva fino alla scuola.
Dunque la maestra individuò una fetta proibita, tacque, e poi si comprò il forno. Vorrei avere quel livello di silenzio strategico.
Invece la settimana scorsa la piccola mi ha presentato il suo piano per aggirare il divieto di dolci nel portapranzo: un biscotto nascosto dentro un panino. Me l’ha mostrato fiera, in anticipo, perché lo ammirassi. Non ho detto niente. Poi ho detto parecchio. Poi si è mangiata il biscotto in cucina davanti a me, e la questione si è chiusa lì.
Su questa storia: scene e dialoghi sono immaginati o liberamente rielaborati. Le informazioni sulle scuole citate provengono da fonti pubblicate, a cui rimandano le nostre schede scuola.